I DIALOGHI DEL CRE "L'industria del vino italiano nell'anno dell'Expo"

Ottavio Cagiano de Azevedo - 18 maggio 2015

Quest’anno 148 paesi hanno scelto l’Italia come vetrina per presentare i loro prodotti dell’agroalimentare e l’incontro del Cre con Ottavio Cagiano de Azevedo, Direttore Generale Federvini, ha offerto una splendida occasione per parlare di un grande settore economico del nostro Paese e, allo stesso tempo, l’opportunità per introdurre il tema Expo2015. La manifestazione internazionale più importante in Italia da molti anni a questa parte, per sei mesi, fornirà una rappresentazione plastica e non astratta della nuova geopolitica mondiale, riletta attraverso fattori indicativi come sostenibilità, qualità e sicurezza, investimenti pubblici nel settore agricolo.

In questo quadro si è inserita, nella serie I Dialoghi del Cre, una serata di approfondimento e analisi economica di un prodotto bandiera dell’Italia, uno dei protagonisti dell’Esposizione Universale, il vino. L’industria enologica copre una varietà enorme di produzioni, tantissime realtà, regionali e locali, spiega Ottavio Cagiano de Azevedo. Oggi il vino è un complemento, in certi casi un lusso, questo ha fatto sì che la nostra produzione cercasse nuovi mercati e che si creasse un’importante corrente di esportazione che vale 5 miliardi di euro di fatturato, fra Giappone, Stati Uniti, Germania e, con alti e bassi, Russia.

Oggi le dimensioni agricole della Cina hanno prospettive molto più ampie delle nostre, con gli oltre 700mila ettari di vigneto destinati a crescere. Abbiamo diminuito la nostra quota, ma sono saliti il nostro valore e la quota sul numero di mercati: solo l’Italia è riuscita a far salire le proprie quote nel mercato internazionale. Tuttavia resistono alcuni gap, per esempio lo champagne ha un valore medio alla dogana di 12 euro, le nostre bollicine non ottengono il plusvalore del prodotto francese. Ma è importante sapere, sottolinea Cagiano, che tutti gli investimenti fatti per migliorare i nostri vigneti hanno dato i loro frutti: la redditività di settore è aumentata quando sono aumentati gli investimenti. L’indotto, nel quale confluiscono fattori come l’immagine, la tecnologia di cantina, gli imballaggi, unitamente al fatto che l’industria del vino sia diffusa capillarmente sul territorio italiano, dovrebbe far guardare al vino come a un’industria nazionale. La parte più consistente di disciplina del settore è europea, ma poi la competenza nell’applicazione è delle Regioni: iniziative virtuose nate in ambito territoriale, come le viticolture eroiche nel Chianti o esempi simili nelle isole Eolie o ancora la convergenza fra impianti di golf, vigneti e cantine, dovrebbero maggiormente essere messi a rete.

Il vino è una coltura non intensiva e specializzata, le cantine sono ormai diventate anche un oggetto importante dal punto di vista architettonico e turistico, la tendenza è realizzarle sempre più in armonia con il paesaggio. È anche la testimonianza di ciò che si può fare di bello con la natura, conciliando un forte orientamento all’innovazione con le origini antiche del prodotto.

Cristiana Rizzo

(nelle immagini, i rendering del padiglione del vino italiano a Expo)