I DIALOGHI DEL CRE - Donald Trump alla guerra con i media. Come cambia negli Usa la comunicazione politica

Gianni Riotta, Gennaro Sangiuliano, Stefania Salustri - 18 settembre 2017

L’analisi sociologica e politica degli elettori della presidenza Trump, i nuovi schemi comunicativi e il ruolo del web nella comunicazione politica dei nostri giorni. Questi gli argomenti al centro del dinner debate che si è svolto al Hotel Bernini Bristol il 18 settembre. Ospiti della serata, Gianni Riotta, editorialista, La Stampa e Gennaro Sangiuliano, vicedirettore Tg1. 

IL POPULISMO DA DOSTOEVSKIJ A TRUMP

Nel discorso di Dostoevskij su Pusˇkin del 1880, lo scrittore cita il poeta nell’analisi del rapporto fra élite oligarchica e popolo. Pusˇkin identifica quello che chiama ceto dell’intelligencija, che «crede di stare di gran lunga al di sopra del popolo», responsabile di aver alimentato una «società sradicata, senza terreno», e ne censura il comportamento «svincolato dalla terra del nostro popolo». Leggendo quel testo Dostoevskij appare come un simpatizzante del populismo, che infatti è un movimento che si palesa per la prima volta in Russia nella seconda metà del XIX secolo. Oggi invece populismo è una parola “malfamata” che sui giornali e nel lessico politico sta diventando un’etichetta dietro la quale vengono connotati fenomeni politici molto diversi fra loro. La crisi economica dell’Occidente, la perdita di quelle certezze che hanno accompagnato oltre mezzo secolo di benessere economico e sociale, hanno fatto di nuovo del populismo un protagonista, un attore in campo della politica europea, e non solo se pensiamo al fenomeno Trump. Un fantasma che riappare come la risposta, piaccia o no, alle angosce della globalizzazione.

LA COMUNICAZIONE POLITICA TORNA A ESSERE VERTICALE

Certamente lo scontro tra Hillary Clinton e Donald Trump è stato tra due visioni del mondo che si stanno scontrando: la prima si rifà a una visione didattico-pedagogica e che rappresenta l’èlite. La visione di Trump è invece quella di chi si ribella tutto questo. Per tenere unita la base (il suo obiettivo per arrivare forte al 2020 ed essere rieletto), ha elaborato un uso dei social media e della comunicazione molto personalistici. Ha cambiato varie volte il responsabile della comunicazione, twitta d'impulso messaggi infuocati e per niente cauti, nonostante un nutrito staff. Ha capito che i media lo seguono e ha fatto tornare nuovamente verticale la comunicazione che la rete aveva reso orizzontale e paritaria. Non ha però una coerenza politica. Senza un’idea solida di Stato, il messaggio, pur importante, non basta.